poesie tea ‘en tren de’

En train de

Se fosse vero

io non sarei sul punto di partire nuovamente

e le lacrime sospinte dal peso delle parole si fanno basse.

Mi abbasso, solamente per trovare un’altra prospettiva.

Odio i brillanti sparsi sui brillanti,

il mio ego è troppo rosso per diventare rosso,

di raso.

Invece seta.

Ho sete,

mi siedo.

Possiedo quel che non è mio,

e quel che è mio mi sfugge.

Fuggo, nuovamente;

non nuovo, di nuovo,

muovo.

Pezzi di tappezzeria

per coprire Il mio corpo e mente non mia.

Via .

Aaccendo una candela sulla sera.

Sarà.

Prospettive germoglianti,

grondanti di sudore.

E che per pudore non dico.

Cito, come da testamento, via colo mento in su

E più in là cado.

 

 

Ero così disperata  che mi innamorai di un piccione

Leggevo un libro , come mio solito, nel posto delle fragole.

Con la coda dell’occhio vidi svolazzare qualcosa, poi di nuovo:

erano due piccioni che si ordavano sul mio terrazzo.

Cominciai a guardare il primo, quando vidi che con la testa tentava di seguirmi e mi osservava.

Signori miei , vi giuro , pensai di aver trovato l’amore .

Immaginai che quel bellissimo argentato di piume venisse a guardarmi da vicino.

Ma quando feci finta di non guardarlo più , volò via.

Signori miei , ero cosi disperata quel giorno che m’innamorai di un piccione.

 

pendolo

La luna è appesa alla parete da un chiodo fatto di polistirolo

E lui il più forte in realtà, ma un giorno si stacherà:

anche lui ha un’anima, poveretto.

E la luna?

Lei tornerà a battagliare col sole in attesa di un’altra dimora nella quale riposarsi .

Come un’arancia che vive dentro un quadro di natura morta.

E anche la vita stessa

È cosi vera e indelebile.

Sono umana anch’io:

dico, erro e rimescolo da capo tutto.

La perfezione è solo un pretesto

per sentici ancora vivi.

 

 

un angelo per corpo

il piccolo nulla si fa pensante sul ventre della madre , matura e maturata al sole.

Oggi porto delle conchiglie senza casa , delle ciabatte senza suola e delle coperte bagnate finte di stima.

Ciondolo , il ciondolo. Sospesa, mi pesa questa malattia , non la auguro, la bramo. Fanculo alla vita. Facciamolo divertire.

io stessa esco da qui,

ma voi tutti dovreste imparare a ‘ciarlafare meglio’,

la vie c’est court ,

e l’arte è grande , ma inutile.

inesorabilmente passo le ore a coagulare la mandorla, ma dovrei portarla indietro.

Alrodnam al eralugaoc a ero el ossap etnemlibaroseni

La rombo, la ricostruisco e la mangio

Godo di udire, odio, il sentire.

volgaricismi autentici come di un fiume in piena rotta, sfociando sulle argomentazioni , evolvono liberissime di essere semplificate. ho un diavolo per capello e un angelo per corpo.

ossequi