Il rosso ed il dolore

Noi

Olio di seta come steli acuminati d’inverno.

Un non  ritorno.

Che cosa dovrai cercare ancora?

Il nulla è sazio,

La pena appare soffice e di gomma.

Palloncini bianchi come pecore impazzite

Non sanno dove andare

Sono sospinti  da fiati umani.

Eppure hanno un colore cosi deciso

E chiaro.

E’ chiaro.

Vogliono dividersi nel cielo.

Sparire tra gli spazi dei vuoti

E i punti già concepiti.

Come noi

 

 

 

Il seduttore sudato

Fu cosi che mi resi partecipe all’evento;

Non era di fango ma una melma velenosa.

Dovette abbandonarmi sopra un marmoreo fianco.

E allucinato da forti vibrazioni ,

arrivò.

Non si sa , per Dio,

e  per quale ragione,

ma  rise.

E come al solito la sua pelle era bagnata

e in vacanza.

Quando  finirono di giocare con il bene e il male

i due amanti, voltandosi sulla schiena.

Appiccicati e cuciti

sulla pelle,

solo in quel momento

riuscirono a sentirsi.

Poi di notte

Il dormire insieme

un sogno lungo un sogno.

Infinito ma illusorio

Come la vita.

 


 Colpi di luna

Giunto in una strada disastrata

Guardo l’ora

E i miei occhi trasmigrano allegramente.

Era ancora presto per  la luna

Dovetti buttare giù un sorso di amarezza

E quando godetti dell’istante fugace,

mi tolsi il cappello.

Ma tutto risulto morto , fermo,

Come in una galleria di quadri.

Scende la sera .

Cerco di arrivare.

Non mi resi conto di dormire sveglio.

Colpi di estraneità ,

quando guardandomi  riflesso su di un lago,

mi accorsi che quello non ero io;

Erano gli altri,

uniti insieme per de- celebrarmi.

Sento nel mio cervello colpi di luna.

Ma non impazzirò per voi.

Non ve lo meritate.

Lo farò solo per me.

 

Dal di Dentro

Deciso.

Quando aprirò la finestra

Chiuderò l’anima,

Non posso distrarmi.

Vaneggiare non servirà al mio istinto.

Col cuore abbottonato ti sfioro

E raggomitolata su di me

Do più importanza ai miei nei.

Ne vedo uno sul piede,

come se avesse corso

per disporsi proprio li.

E il suo colore è secco, ramificato

Dare e avere

Avere e dare.

Non si possiede niente,

nel finale.

Un quadro sull’amore

La luna è appessa alla parete

Da un chiodo fatto di polistirolo

E’ lui il più forte ,

in realtà.

Ma un giorno si stancherà.

Anche lui ha un anima poveretto.

E’ la luna?

Lei tornerà a battagliare col sole

In attesa di un’altra dimora

Nella quale riposarsi.

Come un arancia

Che vive dentro un quadro

Di natura morta.

E poi sente la sua vita ,

cosi vera e indelebile.

“Sono umana anch’io

-Dice-

Dico, erro e

Rimescolo da capo tutto.

La perfezione è solo una scusa

Per  sentirci ancora vivi.

E’ tuo il mondo ,

è tua la vita.

Usa la tua anima per vivere.”

 

Camminamiamoci

Dipartirsi:

scissione che rende più forti i respiri e i sussurri nel ‘poi’.

Modificarsi sulle soglie,

far cadere le foglie,

ricongiungersi quando si è freddi,

per sentire che siamo della stessa temperatura.

Siamo stati scoperti da noi stessi,

ci siamo spezzati le ali,

abbiamo giocato ai rumori.

E adesso rimane il tuo fragoroso profumo,

la tua fragorosa fragranza senza spine.